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Hubble fotografa la disgregazione della cometa 332P

Il telescopio spaziale Hubble ha fotografato gli effetti dell'avvicinamento al Sole della cometa 332P/Ikeya-Murakami.

di michelecostanzo 19 settembre 2016 13:29
hubble-332p

Le comete sono corpi celesti di grande singolarità che rappresentano per l’astronomia l’equivalente di un fossile preistorico per la paleontologia. Una cometa può essersi posizionata nell’orbita di una stella miliardi di anni fa ed aver seguito impassibile tutta l’evoluzione di un sistema planetario. Il telescopio spaziale Hubble ha fotografato ad inizio anno un evento raro e spettacolare legato alla vita di una cometa cogliendo gli attimi della sua disgregazione a causa dell’avvicinamento al Sole.

Le immaggini risalgono agli ultimi giorni di gennaio 2016 e sono stati pubblicati di recente sul sito ufficiale del progetto Hubble. Protagonista dell’eccezionale sequenza di immagini è la cometa 332P/Ikeya-Murakami scoperta nel 2010 da Kaoru Ikeya e Shigeki Murakami. Si ritiene che la cometa 332P abbia circa 4,5 miliardi anni e provenga dalla così detta fascia di Kuiper, una gelida zone dello spazio ai margini del sistema solare.

Per effetto di alcune perturbazioni gravitazionali generate da Nettuno, la cometa 332P è stata portata fuori dalla sua orbita ed ha subito una serie di deviazioni dovute all’interazione gravitazione con i pianeti del sistema solare. L’azione gravitazione di Giove in particolare ha portato la cometa su un’orbita molto più vicina al sole.
hubble-332pQuesta singolare sequenza di eventi ha permesso ad Hubble si fotografare un vero e proprio fenomeno di disgregazione. Date le piccole dimensioni di 332P l’evaporazione di gas dovuta al riscaldamento solare ha determinato un incremento della velocità di rotazione su se stessa della cometa fino a determinarne la ripetuta frammentazione. Hubble ha potuto riprendere il fenomeno con un elevato grado di dettaglio anche per le relativa vicinanza dell’evento avvenuto su un’orbita poco esterna a quella di Marte.

[Via | HubbleSite]
[Photo Credits | NASA/ESA/D. Jewitt (UCLA)]

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