Trovata cura per il tumore al seno?

Approfondiamo uno degli argomenti più delicati in ambito medico in questo periodo

di Maria Barison 23 Ottobre 2020 19:07
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Le ricerche in ambito medico per individuare una cura efficace per il tumore al seno continuano senza sosta, nonostante i numerosi passi avanti degli ultimi anni. L’obiettivo è quello di frenare la crescita del tumore inserendosi nel processo di dialogo tra le cellule tumorali e l’ambiente di proliferazione, bloccandone la catena di trasmissione.

Uno degli ultimi soddisfacenti risultati arriva dalla facoltà di ingegneria biomedica, una branca dell’ingegneria che offre ai laureati in questa materia la possibilità di sviluppare apparecchi biomedicali e di aiutare lo staff medico nel loro utilizzo nelle sedi ospedaliere. Ecco perché la figura dell’ingegnere biomedico è al momento uno delle più ricercate; il titolo peraltro è conseguibile anche in telematica frequentando un’università online tra quelle riconosciute dal MIUR come Unicusano.

Nel caso dello studio citato, si è utilizzata la nanotecnologia per intervenire sul tumore stesso, andando a bloccare l’insorgere di metastasi. Ciò aiuta a circoscrivere la massa e quindi a renderla meno invasiva e di conseguenza meno pericolosa.

La ricerca

Lo studio è iniziato nel 2012 grazie alla collaborazione tra Centro di Osteoncologia Tumori Rari e Testa Collo di Meldola, in Romagna, e il Centro di ricerca statunitense Methodist Hospital Research Institute di Houston. La ricerca ha consentito di sviluppare in vitro, grazie alle tecnologie biomediche, una molecola nanotecnologica contenente un farmaco antitumorale e un anticorpo, in grado di agire direttamente sull’ambiente in cui si sviluppa il tumore, interrompendone la crescita. La creazione della molecola è avvenuta in conseguenza ad una scoperta molto importante: riproducendo in 3d un modello che imita cosa accade nel corpo in caso di tumore, è stato individuato il ruolo attivo di una proteina sia nell’acquisizione di profili di aggressività delle cellule infette, sia nell’attivazione del processo di formazione delle metastasi. Ciò ha creato uno spiraglio nella traduzione degli scambi che avvengono tra le cellule malate e il microambiente in cui si sviluppano.

La ricerca è ancora in fase di sperimentazione e l’importanza della scoperta potrà essere confermata dai risultati dei test sui pazienti. L’obiettivo è quello di rendere questa procedura un percorso di cura disponibile per tutte le persone che ne hanno necessità, aprendo un nuovo campo di azione sui tumori più diffusi. Conoscere il linguaggio delle cellule tumorali con l’ambiente che lo circonda è fondamentale per bloccare sul nascere la crescita di un tumore e questa tecnologia può essere applicata non solo al tumore al seno ma anche a tumori che si sviluppano in altre parti del corpo.

L’importanza della prevenzione

Le tecnologie e i progressi in ambito clinico sono fondamentali per combattere i tumori. Ciò che però aiuta a ridurre il rischio per la vita dei pazienti è la prevenzione.

Nel 2019, secondo la ricerca condotta da Lilt in correlazione al mese della prevenzione 2020, i casi in Italia sono stati 53.200 con una percentuale di sopravvivenza dell 87%. Questo dato però non deve rassicurarci sulla sua pericolosità, perché il tumore si riesce a curare se si scopre all’inizio della sua formazione e questo si può fare solo con la diagnosi precoce. Effettuare la mammografia anche se non si hanno sospetti reali è dunque la prima azione che può fermare la malattia. La possibilità di accedere a cure avanzate grazie alla gratuità del nostro sistema sanitario è il secondo e determinante vantaggio.

Tags: tumore
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