L’iceberg A23a verso la disintegrazione, è diventato blu
L’iceberg A23a, per decenni sovrano indiscusso dei mari antartici e icona della glaciologia mondiale, sta affrontando la fase finale della sua esistenza.
Dopo quarant’anni di resistenza, il colosso ha assunto una spettacolare e malinconica tonalità blu, un segnale cromatico catturato dai satelliti NASA e dalla Stazione Spaziale Internazionale che ne annuncia l’imminente disintegrazione nelle acque dell’Atlantico meridionale.
Una storia lunga quattro decenni
La parabola di A23a inizia nel lontano 1986, quando si separò dalla piattaforma Filchner. Con una superficie originaria di 4.000 chilometri quadrati, il gigante non scivolò subito verso il mare aperto: rimase infatti incagliato sul fondale del Mare di Weddell, dove restò immobile per oltre trent’anni come una sorta di isola di ghiaccio. Solo nel 2023, a causa del progressivo assottigliamento della sua base e della spinta incessante delle correnti, è riuscito a riprendere la navigazione.
Il suo viaggio recente è stato una vera odissea: nel 2024 è rimasto intrappolato per mesi in una “colonna di Taylor”, un vortice d’acqua sottomarino che lo ha fatto ruotare su se stesso quasi senza sosta. Una volta liberatosi, ha evitato per un soffio un potenziale disastro ecologico presso la Georgia del Sud, dove un suo eventuale incagliamento avrebbe bloccato le rotte migratorie e di alimentazione di migliaia di pinguini e foche, alterando l’ecosistema con enormi quantità di acqua dolce.
Il fenomeno del “Ghiaccio Blu” e la frammentazione
Oggi, l’iceberg A23a appare mutato. Non è un classico iceberg blu formato da ghiaccio millenario compresso, ma un iceberg tabulare bianco la cui superficie ospita ora enormi piscine d’acqua dolce. Questo accumulo superficiale crea l’illusione di un colore azzurro intenso. Tuttavia, come spiegato dal glaciologo Ted Scambos, questo fenomeno è letale: il peso dell’acqua si insinua nelle fratture del ghiaccio, agendo come un cuneo che forza le crepe e accelera il distacco di enormi porzioni di superficie.
Entrato nel cosiddetto “cimitero degli iceberg”, un tratto di oceano a est della Georgia del Sud dove le correnti calde segnano il destino dei giganti antartici, A23a sta svanendo rapidamente. Dalle rilevazioni del gennaio 2026, la sua estensione è scesa a circa 1.182 chilometri quadrati, diventando ufficialmente più piccolo della città di Roma.
Navigando in acque con temperature di circa 3°C, il colosso sta subendo un’erosione termica irreversibile. Gli esperti concordano: la lunghissima avventura dell’iceberg A23a si concluderà entro la fine dell’attuale estate australe, quando ciò che resta di questo monumento naturale si scioglierà definitivamente nell’oceano, chiudendo un capitolo storico della storia climatica del nostro pianeta.

