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Bradisismo dei Campi Flegrei, un nuovo modello dall’INGV

Il lento innalzamento dei Campi Flegrei potrebbe avere una nuova spiegazione.

di michelecostanzo 13 luglio 2016 15:31
Bradisismo dei Campi Flegrei

Un nuovo modello scientifico per descrivere il bradisismo dei Campi Flegrei basato sulla dinamica dei fluidi. È questo il risultato di uno studio dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia presentato alla Conferenza Goldschmidt 2016 di Yokohama in Giappone.

La regione dei Campi Flegrei a nord-ovest di Napoli è storicamente una delle aree vulcaniche più studiate al mondo. Il fenomeno del bradisismo nell’area è uno dei fenomeni vulcanici indiretti più evidenti e provoca periodici abbassamenti (bradisismo positivo) o innalzamenti (bradisismo negativo) del suolo. Fenomeni bradisismici particolarmente intensi si sono manifestati tra il 1969 ed il 1985 causando un innalzamento del suolo fino ad un massimo di 3,5 metri nel porto di Pozzuoli. Tale fenomeno è stato correlato ad una risalita del magma in grado di esercitare una elevata pressione sugli strati superficiali.

Nei 20 anni successivi i Campi Flegrei hanno registrato fenomeni bradisismici prevalentemente positivi associati cioè ad un abbassamento del livello del suolo. Negli ultimi 10-12 anni infine il suono ha registrato un nuovo lento innalzamento con un ritmo di circa 2 o 3 cm ogni anno. Proprio su questi fenomeni si concentra lo studio A geochemical and geophysical reappraisal to the significance of the recent unrest at Campi Flegrei caldera condotto dai vulcanologi Giuseppe De Natale, Claudia Troise e Roberto Moretti.

Il modello proposto nella ricerca è basato su una ri-analisi dei dati raccolti a partire dagli anni 80 ed ipotizza che il lento innalzamento dei Campi Flegrei dell’ultimo decennio sia dovuto ad una migrazione di fluidi da uno strato profondo circa 7-8 km. Tali fluidi sarebbero liberati dal processo di raffreddamento del magma e fornirebbero quindi una spiegazione nuova al bradisismo recente dell’area. Sul sito dell’INGV sono riportati ulteriori dettagli sul studio.

[Photo Credits | OpenClipArt]

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